Movia, il vino come deve essere

Quando ho inaugurato qualche settimana fa la sezione articoli all’interno del mio sito, chi mi conosce da tempo si aspettava che scrivessi di vino. Un pensiero normale. Sono diplomata AIS e ONAV. Ho lavorato al fianco di un intermediario di bottiglie da investimento. Ho condotto degustazioni. Ho scritto tanti libri sull’argomento. Se oggi scrivo come lavoro, lo devo al vino. Tutto ha avuto inizio proprio da lì. E invece c’è voluto quasi un mese prima che ne parlassi.

Il fatto è che non mi riconosco con quegli esperti che girano il bicchiere con aria saccente e snocciolano sentori che vanno dal goudron alla sella di cavallo passando per il pelo di cane bagnato. Quelli che parlano di “beva” (non è forse un termine orrendo?!) del vino e ne fanno un’analisi con termini scientifici per arrivare a formulare un giudizio. Credo che il vino sia altro rispetto a tutte queste elucubrazioni mentali e questa smania di classificare e giudicare.

Già la parola “esperto” mi piace poco, a meno che non si intenda una persona che ha fatto esperienza di qualcosa, ma non pretenda di saperne di più degli altri al punto da avere sempre da insegnare a chi è con lui. Nell’accezione di chi ha fatto esperienza il termine esperto mi piace e mi ci ritrovo. Sì, ho fatto esperienza di vino, nel senso che ne ho bevuto in discreta quantità e ho avuto pure la fortuna di bere chicche che non tutti hanno la possibilità di assaggiare. E l’ho studiato, tanto. Ma solo per conoscerlo meglio, per comprendere, per avvicinarmici con dei parametri di riferimento. Ho frequentato i corsi AIS e ONAV per avere una bussola. Poi il viaggio è stato fatto in autonomia e senza regole. E abbino serenamente e con gran godimento il Barolo con piatti di verdura, fregandomene delle consuetudini di abbinamento.

Ecco, se mi prendete così, per quella che ha fatto esperienza di vino, ma che non vuole insegnare niente a nessuno e che lo considera uno dei piaceri della vita, ma certo non il più importante, allora è probabile che vi piacerà leggere quel che scrivo sul vino. Gli altri, quelli che hanno bisogno di codificarlo e giudicarlo, temo resteranno delusi.

Una lunga premessa che sembra non c’entrare nulla e invece c’entra eccome perché il primo articolo sul vino lo dedico a chi lo produce con un approccio personale e che se ne infischia del “così fan tutti”, delle regole e dei giudizi.

Il 13 giugno ho partecipato a una cena straordinaria. Una trentina di persone. Un’enoteca milanese con una carta dei vini, un ambiente e un cuore che pochi altri locali hanno, il Bicerin. I piatti di uno chef dal talento sorprendente (almeno per me che non avevo ancora assaggiato nulla cucinato da lui), Cristiano Gramegna dell’Osteria Rosso di Sera di Castelletto Ticino, per l’occasione al Bicerin con un menù che non ha nulla da invidiare a ben più noti ristoranti stellati (e con grande disponibilità nel preparare una variante veg per me). E i vini Movia, come protagonisti principali.

Amo questo genere di vini. Mi sono avvicinata ai vini sloveni anni fa, quando ancora non si parlava di orange wine, non erano ancora così di moda, li si trovava di rado al ristorante o in enoteca e ho cambiato completamente la mia opinione sui vini bianchi. Quei bianchi (o orange se ottenuti con  maturazione sulle bucce, vendemmie tardive e lunghi affinamenti) hanno tutto quel che cerco in un vino. Attenzione, anche i rossi hanno parecchio da dire, ma trovo che i siano soprattutto i bianchi a meravigliare. Prodotti con una filosofia di rispetto dei ritmi della natura, vinificazione che tendono a eliminare additivi e chimica sia in vigna sia in bottiglia, mi hanno conquistata subito. E mi piacciono perché non possono e non vogliono essere catalogati. Sono vini selvaggi, ribelli, a volte disarmanti a volte destabilizzanti. Possono rivelarsi a chi li beve incantando o possono non concedersi affatto.

I vini Movia sono la diretta espressione dei titolari della cantina: Ales e Vesna Kristančič. Due persone innamorate una dell’altra. Niente a che vedere con quelle coppie stanche che stanno insieme per abitudine. Loro, dopo anni, quando si guardano hanno ancora quella luce negli occhi di chi ha di fronte la cosa più bella del mondo. Vorrei guardare ed essere guardata anch’io così tutti i giorni a venire, ma non ho quella fortuna al momento. Odio l’espressione “dietro un grande uomo c’è una grande donna”, ma devo dire che qui si capisce immediatamente che Vesna è fondamentale nella vita privata e professionale di Ales. Lui è un vulcano, pura energia in movimento, un corpo forte che sprigiona calore e voglia di vivere. Ci mette tutto se stesso nel fare il vino, come anche nel raccontarlo, nello stapparlo, nel berlo e nel parlare di tutt’altro perché la vita complessa e fatta di tante cose. Magari ce ne fossero in quantità di uomini così! Lei è accoglienza, è profondità, è curiosità, è la bellezza di un sorriso sincero e semplice. Una persona a cui racconteresti anche i più intimi segreti, con la certezza che saprebbe ascoltare senza pregiudizi e comprendere senza giudicare.

Quella sera abbiamo bevuto il Sivi 2014 e il Sivi 1993 (Pinot Grigio 100% in entrambi i casi, e se avete già bevuto il Pinot Grigio in purezza e non vi ha detto nulla, be’ siate pronti a ricredervi), il Lunar 2007 (100% Ribolla, senza aggiunta di zolfo, imbottigliato a cascata durante la luna piena, senza essere filtrato), il Veliko (ahimè non mi ricordo l’annata e i vitigni, è stato un omaggio inaspettato di Ales, a ricordarci che chi ha passione per quello che fa è generoso, perché vuole condividere il frutto del proprio lavoro con quante più persone possibile).

Parlando di Movia è immediato il collegamento al Puro, lo spumante che si apre a testa in giù nell’acqua in modo da far uscire i lieviti responsabili della rifermentazione con uno strumento e una tecnica ideata appositamente allo scopo da Ales. Zero zucchero, nessuna selezione dei lieviti, le bollicine nascono per la presenza naturale di lieviti e batteri nel mosto. Abbiamo assaggiato il Puro 2003 (in magnum, 60% Chardonnay e 40% Ribolla) e il Puro Rosè 1999 (in jeroboam, 70% Pinot Nero, 20% Ribolla, 10% Pinot Grigio). Che dire, sono vini capaci di avere quell’eleganza e quel carattere che solo la natura nella sua espressione migliore può dare.

Mi sono dilungata parlando di Ales e Vesna e non ho dato note di degustazione sui vini. Ebbene sì, il fatto è che troverete nei vini Movia la personalità e l’autenticità di Ales e Vesna, che non possono e non vogliono (per fortuna) essere classificate e giudicate attraverso termini convenzionali, punteggi e schede di valutazione, con buona pace dei tecnici della degustazione.