Villa Naj, l’alta cucina che non ti aspetti a Stradella

A volte si scovano perle nei posti più impensati. Se mi avessero detto che a Stradella, avrei trovato un ristorante con una cucina di ricerca di altissimo livello non ci avrei creduto. E invece Villa Naj mi ha conquistata.

In Oltrepò per poco tempo, senza conoscere alcun locale a Stradella, ci si riduce come spesso accade a cercare all’ultimo momento un posto dove cenare. In quei casi ci si affida a internet, si va a caccia di informazioni nella speranza di essere colpiti da una descrizione, dalla foto di un piatto, dall’immagine del locale, da un menù online, da qualche recensione trovata qua e là. In questa ricerca Villa Naj attira la mia attenzione. Pare avere qualcosa in più ed è lì che si decide di andare.

Una leggera pioggerella che infastidisce con discrezione, ma non richiede l’apertura dell’ombrello, la strada bagnata a testimonianza di un forte temporale terminato da poco. Stradella di certo non mi sta riservando il suo aspetto migliore. Supero il cancelletto che introduce a un giardino che deve essere una meraviglia quando c’è il sole, ma l’interno del locale non mi fa rimpiangere una cena all’aperto. La sala è accogliente, con volte in mattone e un arredamento minimal caratterizzato dal legno chiaro. Sui tavoli, tondi, ampi e spaziosi come piacciono a me, ci sono degli agrumi colorati, che con la loro semplicità raccontano molto del locale che fa di un’eleganza ricercata ed essenziale il suo biglietto da visita.

Il menù è vario, si respira il territorio, ma non solo. È ciò, per me, è cosa buona e giusta. Credo che gli chef non debbano essere schiavi del chilometro zero. Mi piacciono le contaminazioni, ne escono degli accordi di sapore che mi stupiscono e mi divertono. Ecco così che a Villa Naj vicino alla cipolla di Breme, si trovano tante suggestioni di terre lontane, Oriente soprattutto, e molto mare, in una zona dove ci si aspetta un trionfo di prodotti di terra. Carta dei vini ampia, non chilometrica, ma capace di soddisfare tutti i tipi di palato.

Lo chef, Federico Sgorbini, ha un curriculum di tutto riguardo, basti pensare che ha lavorato al fianco di Enrico Bartolini alle Robinie a Montescano. Poi sono arrivate le esperienze a I Due Buoi di Alessandria, a The Ledbury a Londa, all’Osteria Perillà a Rocca d’Orcia, al Food Loft di Simone Rugiati a Milano, passando per Parigi e Venezia. Ma del curriculum poco importa, conta molto di più quel che si sente nel piatto e Sgorbini ha una mano davvero notevole. Usa con grande sapienza erbe e aromi per esaltare i protagonisti dei suoi piatti. Osa sorprendenti contrasti e abbinamenti di sapore. Sicuro con qualunque tipo di ingrediente, sa lavorare con sapienza sia i vegetali sia la carne e il pesce.

Maître, titolare e staff di sala impeccabili. Bravi, preparati, cortesi e in grado di dare preziose informazioni su cantine e vini della zona. Resto di stucco quando, di fronte alla mia richiesta “Ci consigliate qualche cantina da visitare domani?”, il personale si attiva, contattando produttori e fornendoci indicazioni e indirizzi per il giorno dopo. Complimenti, questo vuole dire sapere fare molto bene il proprio lavoro. Queste attenzioni fanno la differenza.

Dopo gli amuse bouche dove dei fusilli croccanti in salsa cacio, pepe, lime ed erbe aromatiche colpiscono per originalità, scelgo i Vegetali bio in tempura con maionese al pomodoro e zenzero come antipasto. Una delle migliori tempura che abbia mangiato per qualità delle verdure, per leggerezza e gusto. Proseguo con i Ravioli dell’orto (in foto). Niente a che vedere con la tradizionale pasta farcita a cui siamo abituati. Qui si tratta di ravioli serviti e cucinati in modo molto più orientale che non all’italiana. La presentazione estetica dei piatti è curatissima. I miei ravioli arrivano nei tipici cestini di bambù che ci si aspetta in un ristorante cinese o giapponese, ma che di certo pensi di vedere a Stradella. I ravioli, chiusi a stella, sono adagiati su delle alghe e insaporiti con semi di sesamo bianco e nero. Hanno ripieni diversi: un fagottino mi regala il sapore del peperone, un altro dei broccoli e via così. Il palato si sorprende e si diverte a ogni boccone.

Dopo un confronto con il maître, decidiamo di accompagnare i piatti con un vino dell’Oltrepo’ che secondo alcune guide è una dei migliori espressione di Pinot Nero prodotta in Italia, il Noir 2013 di Tenuta Mazzolino.

Geniale l’idea di proporre dei dolci che richiamano i gelati più amati negli anni Ottanta, come il cucciolone, il croccantino e il link (gelato al limone su stecco di liquirizia). Chiudo in dolcezza con Melone e passion fruit, una frolla con crema al frutto della passione accompagnato da un sorbetto al melone. Dessert fresco e goloso il giusto, che mi propongono di accompagnare con un cocktail che arriva direttamente dal bravissimo barman del Naj, che lavora in una sala separata rispetto al ristorante, dove chi lo desidera può trovare piatti più semplici e veloci e bere un buon drink. Il cocktail è esplosivo, a partire dalla presentazione (una morbida schiuma bianca che esce da una ciotolina colorata, con fiori ad ornare e insaporire). In bocca un trionfo di lychee e il tocco alcolico della vodka alla verbena.

Prezzi adeguati all’esperienza gastronomica: antipasti a 21 euro, primi a 20 euro, secondi a 25 euro, dolci 10-12 euro. A me è piaciuto talmente tanto che ci tornerò alla prima occasione. Per quel che mi riguarda, molto più che consigliato: consigliatissimo!

Villa Naj – Via Martiri Partigiani 5, Stradella – www.najstradella.com