Antica Osteria Magenes: andateci, uscirete di lì con il sorriso

Barate di Gaggiano. Ma dov’è Barate di Gaggiano? Per una milanocentrica come me già Gratosoglio è una landa lontana e misteriosa, figuriamoci Barate di Gaggiano. Ma per mangiare bene ci si sposta volentieri e qualche giorno fa, complice un giro nell’Oltrepo’ Pavese, rientrando a Milano, c’è stata l’occasione per fermarsi a pranzo all’Antica Osteria Magenes.

Ne avevo già sentito parlare ed ero parecchio curiosa. Non avevo molta fame dopo due giorni alla scoperta dei sapori pavesi, ma è bastato entrare, sedersi e assaggiare il pane fatto in casa perché lo stomaco si aprisse. È proprio vero che davanti a qualcosa di buono si è sempre affamati.

L’esterno potrebbe anche ingannare, ma fermarsi alle apparenze non è mai una buona idea. Quando si entra infatti le sale sono accoglienti, con un piacevole mix di rustico e di moderno e delle pareti bordeaux che fanno intravedere l’anima rock di questo ristorante.

Rock perché nulla è banale, perché nel piatto niente è come sembra, perché la carta dei vini ha proposte tutt’altro che scontate. Quel tipo di rock che fa ballare le papille gustative senza sosta. Mi sono divertita. Tanto.

Amuse bouche colorati, sfiziosi e serviti in modo originale, finiti a tempo record (e meno male che non avevo fame). Scelgo dalla carta i Ravioli di daikon con zucchine in scapece, tuberi e radici (in foto). Che dire di questo piatto? Bellissimo da vedere e sorprendente. Mi ha ricordato il sapore del mare anche se il mare non c’era. Alla faccia di chi pensa che tuberi e radici abbiano poco gusto e siano verdure di serie B.

Proseguo con Porcini e dintorni. Oddio che voglia di funghi! Non mi ero resa conto di quanto ne avessi voglia prima di leggere il menù. Indicato tra nelle proposte del giorno, non ho saputo resistere, è stata una scelta immediata, impulsiva, è proprio il caso di dire “di pancia”. Può il semplice leggere il nome di un alimento genere la voglia di mangiarlo? Evidentemente sì. A me è successo. Mi farò troppo suggestionare? Forse, fatto sta che ho letto “porcini” in carta e ho iniziato a salivare. Quel piatto è stato rassicurante. Un vero comfort food, ma non pensate ai soliti funghi trifolati in padella, qui non viene servito nulla di “già mangiato”. Rassicurante perché i sapori erano caldi, autunnali, boscosi. Si dice “boscosi”? Probabilmente no, ma rende bene l’idea. Un piatto che era come passeggiare nei boschi, immersi in quel profumo caratteristico che si sente calpestando il terreno umido ricoperto da foglie cadute e muschio. Quell’odore che resta sulle mani quando si raccolgono i porcini toccando il gambo nella parte in cui è a contatto con il suolo.

Ma è ancora estate e dopo una capatina nell’autunno con i funghi, torno volentieri a godermi i sapori freschi ed estivi che tanto mi piacciono. Lo faccio con il dolce: Wasabi, passion fruit, goiaba e banane. Sì, avete letto bene, da Magenes il wasabi non accompagna il sushi, è nel dessert, si trasforma in un gelato ed è buonissimo. Non sapete cos’è la goiaba? È un frutto tropicale, anche detto guava, molto aromatico, compagno ideale di passion fruit e banane con cui forma un trio esotico che fa sognare a occhi aperti Paesi lontani, palme e spiagge infinite. La dolcezza del trio si abbina alla grande con il sapore gradevolmente puntente e sapido del wasabi, che invece riporta subito alla mente il Giappone.

Mi godo da spettatrice la presentazione di un altro dolce epico, l’UOVO non UOVO: crostata primordiale. Prendetelo, assisterete a uno spettacolo dal vivo di cui siete attori e assaggerete un dessert eccezionale. Anche qui dolcezza e freschezza vanno a braccetto. Proprio così, non mi sono limitata a fare la spettatrice, l’ho anche assaggiato.

Ma come verranno allo chef abbinamenti e piatti del genere? Domanda sciocca, quando un cuoco è talentuoso, certe intuizioni sono la regola, non l’eccezione. Lui, il cuoco bravo ed estroso, è Dario Guidi. Lo incrocio prima di uscire, è più giovane di quel che mi aspettavo. È già conosciuto, ma ha anche la fortuna di non essere già arrivato. Ha di fronte un futuro di successo, perché si vede che conserva intatta la voglia fare, di crescere e di sperimentare. Dove arriverà questo ragazzo se continua così? In alto, molto in alto, di sicuro.

Si è capito che mi piaciuto mangiare all’Antica Osteria Magenes? E non solo mi è piaciuto mangiare, ma mi è piaciuto anche bere. Una scelta illuminata il Pinot Nero Crinale 2000 di Andi Fausto, produttore dell’Oltrepò che lavora in biodinamica e ci mette un bel po’ della sua follia per ottenere dei vini impossibili da replicare. È di un’eleganza rara. Ancora fresco dopo 18 anni. Un vino che ha una lunga vita davanti a sé. Beato chi lo berrà fra altri 10 anni. Sta a vedere che dovrò ricredermi sul fatto che il Pinot Nero buono come si fa in Borgogna non si fa da nessuna parte!

Diego Guidi, maître e sommelier, fratello dello chef, conosce talmente bene i vini che propone e li racconta con così tanta passione che vorresti fosse un tuo amico per avere molte occasioni per bere insieme, con la certezza ogni volta, di assaggiare vini straordinari. Tanto abile in sala, quanto è virtuoso il fratello in cucina. Si vede che ha la ristorazione nel sangue. Parlare di vino con lui è un vero piacere. Mi sarei fermata a chiacchierare di produttori e vitigni a lungo, come se fossimo nel salotto di casa, magari davanti al bicchiere della staffa, ma il pranzo è finito e Milano mi aspetta. Tornerò a parlare di vino con Diego e a farmi sorprendere dai piatti di Dario, perché in un posto così una volta sola non basta.

Andate all’Antica Osteria Magenes, ne uscirete con il sorriso sulle labbra, il palato felice e l’animo più allegro.

Antica Osteria Magenes, Via Cavour 7, Barate di Gaggiano (MI), www.osteriamagenes.com