Sulla mia pelle e lo sconforto di non poter dire “tanto è solo un film”

Ha ancora senso scrivere di Sulla mia pelle? A distanza di tre settimane dalla presentazione a Venezia, forse no. È già stato detto tutto quel che si poteva dire e troppe parole confondono. Perché poi alla fine sta tutto lì. In quel corpo accartocciato su marmo, brande e barelle. E c’è poco altro da raccontare o da spiegare.

Straordinario il regista, Alessio Cremonini. Per un soggetto del genere non ci si aspetta tanta delicatezza, tanta umanità. È un film di sguardi, molto più che di parole. È un film sulla violenza, senza violenza. La scelta di raccontare un pestaggio, senza che si veda alcun calcio, alcun pugno, rende questo film qualcosa di diverso, qualcosa di più. Sarebbe stato facile indugiare sul momento del pestaggio e invece Cremonini lascia che a testimoniare sia il viso di Stefano Cucchi, senza aggiungere altro. E non ci fa passare il protagonista della storia per un santo, che in effetti non è mai stato.

Alessandro Borghi è di una bravura immensa. Ha riportato in vita Cucchi e lo ha accompagnato di nuovo alla morte, custodendolo dentro il suo corpo emaciato e sofferente. Incredibile come abbia saputo far rinascere Stefano attraverso il timbro della voce, il modo di parlare, la camminata e tutti quei dettagli che rendono ogni persona a suo modo unica e inconfondibile.

Gli altri attori restano sullo sfondo e non poteva che essere così. Ma è uno sfondo senza cui nulla avrebbe potuto essere raccontato.

Mi sono sorpresa di non aver pianto, mentre uscendo dalla sala del cinema ho sentito due donne alle mie spalle che singhiozzavano. Il fatto è che la storia la conosciamo, sappiamo come è andata a finire, ma durante la visione del film una parte di noi continua a credere che ci possa essere un finale diverso. E non ci resta nemmeno la consolazione di poter dire “tanto è solo un film”.

Sulla mia pelle – regia di Alessio Cremonini – fra gli attori: Alessandro Borghi, Max Tortora, Jasmine Trinca – Italia 2018