Smettiamola di fare i radical chic, Starbucks Reserve Roastery Milano è bellissimo!

E così anch’io sono andata da Starbucks. Ho aspettato qualche settimana dall’apertura e sono andata un sabato mattina poco prima delle 8, giorno/orario in cui immaginavo non ci fossero code e infatti code non ne ho fatte. Se le avessi dovute fare sarei andata a fare colazione altrove.

Premetto che sono una ferma sostenitrice della tradizione italiana sul caffè. Specifico che personalmente non sentivo l’esigenza di Starbucks in Italia per il semplice fatto che anche all’estero ci sono andata una volta sola e che non amo quegli strani beveroni al caffè che hanno reso questa catena tanto popolare. Sottolineo che proprio a Milano negli ultimi anni le caffetterie-pasticcerie hanno fatto un salto di qualità che è sotto gli occhi di tutti. Per un’amante della colazione come me le nuove aperture in questo settore hanno reso Milano a maggior ragione la città dove è bello vivere, già all’alba. Non a caso per scoprirle tutte e godermele con la giusta calma ho stabilito il breakfast out day, ovvero una mattina alla settimana in cui invece di fare colazione a casa la faccio in una caffetteria-pasticceria di livello scelta con cura di volta in volta.

Insomma, potrei essere una delle tante persone con la critica facile sull’apertura meneghina di Starbucks, che tanto ha già fatto discutere, anche molto animatamente. E invece le chiacchiere stanno a zero: Starbucks è bellissimo. Il recupero dello spazio lascia senza parole. C’è un’atmosfera contemporanea e post-industriale che si sposa perfettamente con la bellezza neoclassica di quel luogo. Io le poste in Cordusio me le ricordo, ci sono stata e non ho timore a dire che Starbucks ha ridato anima a quello spazio che l’aveva persa.

Al di là dell’impatto visivo, degli arredi curatissimi, della struttura che si rifà al processo produttivo del caffè, affascinante e curata in ogni dettaglio, c’è di più. Il valore aggiunto di quel posto è il personale: gentilissimo e sorridente. Siamo così poco abituati alla cortesia che mi sorprendo quando la cameriera, vedendomi riportare verso le aree raccolta il vassoio con la tazzina per liberare il tavolo, mi si avvicina dicendomi con grazia “Ci penso io, non si preoccupi”. Come mi sono meravigliata in cassa quando un cassiere con un sorriso che avrebbe reso docile anche il più imbruttito dei milanesi, mi chiede cosa penso della ristrutturazione, mi racconta che ci hanno messo due anni, ma ne è valsa la pena, che hanno voluto ci fosse tanta Milano in quel luogo, a partire dal pavimento dove si può scorgere qua e là lo stesso granito con cui è stato fatto il Duomo, e mi spiega come funzionano le diverse aree e quali sono l’offerta e i prodotti che si possono trovare. Alla mia unica critica: “Certo che i bodyguard all’entrata scoraggiano e se avessi dovuto fare la cosa non sarei entrata”, mi risponde con sguardo complice “E’ vero, anche a me piacerebbe fosse sempre così, senza coda e con il tempo di fare due chiacchiere con i clienti. Vi vorremmo vedere tutti seduti e rilassati. Voi stareste bene e noi lavoreremmo meglio. E i bodyguard… eh… lo so, lo so, l’importante è non farsi intimorire.”

Ecco, Starbucks dovrebbe preoccupare per questo: la gentilezza del personale. Dovrebbero ricordarselo quelle caffetterie dove un saluto costa fatica, dove servono i caffè contro voglia e come se facessero un favore al cliente. E ce ne sono di caffetterie così, lo sappiamo bene, che posti dove si viene serviti in modo sgarbato non mancano.

Quanto ai prezzi, anche quella mi sembra una polemica inutile: ho preso un espresso doppio, l’ho pagato 2,70 euro, non mi pare per nulla caro. Sopra la media la brioche alla marmellata a 2,80 euro, ma sinceramente non mi disturba affatto. Abbiamo in tasca telefonini da 1000 euro e solleviamo questioni per pagare un caffè o una brioche un po’ più che altrove? Mi pare assurdo e comunque nessuno è obbligato a fare colazione qui se la considera troppo costosa. Peraltro, con caffè e brioche mi è stato servito gratuitamente un bel bicchiere d’acqua minerale, che in tanti bar fanno pagare e danno solo se esplicitamente richiesto.

Subito dopo l’apertura ho sentito chi si lamentava di cornetti e brioche sui social network. Ma come, fino ad agosto Princi era intoccabile e universalmente considerato un posto top per le proposte dolci e salate e ora che rifornisce Starbucks troviamo da ridire sulla bontà dei cornetti? Dai, siamo seri, evitiamo di aggrapparci a sciocchezze tanto per sollevare critiche.

Da oggi a Milano c’è un posto in più, chi lavora bene e propone qualità non ha nulla da temere, gli altri erano destinati a periodi difficili a prescindere, e non certo per colpa di Starbucks.

Starbucks Reserve Roastery Milano, Piazza Cordusio 3, Milano – www.starbucksreserve.com