Eastern Leaves, tutta l’eleganza dei Puerh dello Yunnan di qualità e organici

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Gli amanti del sono più numerosi di quel che si possa immaginare. Io appartengo alla categoria da tempo. Ne bevo molto, di tipologie diverse, ma il mio tè è il Pu-erh, senza ombra di dubbio.

L’ho assaggiato per la prima volta tanti anni fa, per pura curiosità. Ne avevo sentito parlare e alla prima occasione sono entrata in un negozio specializzato e ho chiesto se lo avevano. La commessa mi guarda e mi ha chiesto “Lo conosce?” “Ma certo!”, ho risposto mentendo. Sono uscita di lì un po’ perplessa con una scatolina in mano. A casa l’ho aperta e dentro c’era un panetto compatto a forma di nido di colore marrone scuro. Ammetto di avere pensato “Che ci faccio con questo?”. Con la punta di un coltello ho ricavato il necessario per prepararmi un’infusione. Ho sbagliato tutto probabilmente, ma chi si era mai preparato una tazza di pu-erh? Quel liquido scuro mi ha riempito la bocca, prima con delle note terrose, poi dolci. Non l’ho più lasciato. Ho imparato a farmelo per bene e a maggior ragione ho capito che era lui, il mio tè. Lo bevevo per farmi coraggio nelle giornate difficili, lo bevevo quando volevo gratificarmi, lo bevevo per scaldarmi nelle giornate fredde, lo bevevo in estate lasciandolo intiepidire per farmi compagnia mentre leggevo o lavoravo. Oggi è ancora così. Quello fra me e il pu-erh è un amore duraturo. E come i grandi amori è diventato quotidiano, non mi serve più un’occasione particolare per berlo.

Va da sé che se c’è una degustazione del “mio” tè io ci vado, perché non lo si conosce mai abbastanza, perché può essere sorprendentemente diverso. D’altronde è un tè post-fermentato e indomabile. Ho iniziato con lo shu (maturo grazie a un processo di invecchiamento accelerato), poi ho conosciuto lo sheng (crudo e che segue un invecchiamento naturale). Il primo mi seduce perché è un tè che abbraccia e scalda. Il secondo perché riesce ad essere raffinatissimo o selvaggio, in ogni caso un’esperienza che contiene una promessa: provami ancora fra qualche anno, ti sorprenderò.

Qualche giorno fa sono andata da La Teiera Eclettica a Milano, meta fissa degli appassionati di tè meneghini e non solo. L’occasione era una serata dedicata a Eastern Leaves, produttori di tè dello Yunnan e in particolare di pu-erh, ma sono notevoli anche i loro tè bianchi e rossi.

La prima sorpresa è che i titolari sono una delicata ragazza cinese, Vivian Zhang, e un entusiasta ragazzo italiano, Lorenzo Barbieri. Ebbene sì, anche gli italiani producono tè. Lui è originario dell’Oltrepò, terra di vino, eppure sta dedicando la sua vita al tè.

Hanno comprato del terreno nella foresta selvatica sul monte Nannuo, nel Sudovest dello Yunnan, al confine con il Myanmar e il Laos. Sono proprietari di 30 ettari, di cui il 15% (coltivazione intensiva? No, grazie) è rappresentato da alberi di tè (Camelia Sinensis Assamica, varietà Big Leaf) secolari: i più giovani hanno “solo” 200 anni, i più antichi 500, le cui grandi foglie sono lunghe dai 7 cm ai 10-14 cm.

Questi ragazzi stanno facendo un lavoro eccellente di tutela del territorio: niente chimica, artigianalità (Vivian e Lorenzo sostengono che fra i sensi, il tatto ha una grande importanza per il tè e in effetti tutto nasce dalle sapienti mani di persone che lavorano le foglie da sempre), rollatura manuale e rispetto delle regole della natura. Gli alberi di tè antichi hanno germogli che crescono lentamente e in questo processo accumulano più minerali e sostanze nutritive rispetto a uno sviluppo più rapido.

Il risultato del frutto della natura e di scelte produttive coraggiose lo si sente nei loro tè: autentici, eleganti e molto armonici. Le scelte di qualità premiano, sempre. Mi auguro che Vivian e Lorenzo possano essere da esempio ad altri produttori di tè. E sono contenta che ci sia un po’ di Italia in questa azienda che percorre con una strada non facile con grande passione e tenacia.

Si dice che le cose migliori nascono in presenza di elementi avversi perché necessariamente si devono tirare fuori tutte le proprie risorse per superare le ostilità: per i tè è davvero così, quelli di montagna crescono su terreni impervi e inospitali, e tirano per forza di cose devono dimostrare un gran carattere. I tè Eastern Leaves ne sono un riuscito esempio.

Eastern Leaveshttps://www.easternleaves.com/

(Photo credits: immagine presa dalla pagina Facebook di Eastern Leaves)