The Milan Coffee Festival: che la rivoluzione del caffè abbia inizio!

Il caffè è la nostra carica, la nostra colazione, la nostra pausa, è l’inizio della giornata e la fine di un pasto, è un momento per noi stessi, ma anche quello delle chiacchiere fra amici e delle discussioni di lavoro. Insomma, il caffè non è solo caffè.

Accompagna le nostre giornate, pensiamo di conoscerlo benissimo perché ne facciamo largo uso e invece paradossalmente non ne sappiamo proprio nulla. Non lo sappiamo valutare, non lo sappiamo riconoscere, non lo sappiamo assaporare, non lo sappiamo scegliere e spesso neanche preparare come si deve.

Qualche mese fa sono entrata in una caffetteria milanese di quelle patinate e con selezioni speciali di caffè. Chi entra in posti del genere ci va per fare un’esperienza gustativa ed è disposto a spendere per farla. Mediamente non è la persona che prende il caffè al volo al banco. Non è detto però che sia tanto esperto da richiedere un particolare monorigine del tal Paese, perché ahimè ancora si tratta di conoscenze di nicchia. Inutile dire che sono andata in quella caffetteria con grandi aspettative. Mi guardo intorno, il locale molto curato e arredato con ricercatezza, è l’orario della colazione, un momento strategico e vivo. So bene di non essere entrata in un bar qualsiasi e do per scontato che il ragazzo dietro al bancone sappia che chi varca la soglia di un posto del genere cerchi qualcosa di diverso, qualcosa in più che non può trovare altrove. Non vedo una lista di caffè fra cui scegliere (scoprirò solo a ordinazione fatta e una volta seduta al tavolo che c’è, nascosta dalla piantina dei fiori sul tavolino). Non sapendo quale caffè servono, non so nemmeno quale chiedere, per cui azzardo con un sorriso un “Come funziona qui da voi per scegliere la tipologia di caffè?” il dialogo che segue è pressappoco così:

In che senso come funziona?”, con un sorrisetto di sufficienza sulle labbra.

Una domanda che mi fa sentire una perfetta stupida, proseguo cercando di spiegarmi meglio “Be’ immagino abbiate diverse miscele. Se ti dico le mie preferenze di gusto, mi consigli tu il caffè più adatto?

Noi non abbiamo miscele. Solo monorigine”, con sguardo da professore davanti all’alunno che non ha studiato.

Ora oltre che stupida mi sento pure ignorante. Continuo con “Capisco, ho sbagliato termine, conosco la differenza tra blend e monorigine. Mi riferivo in genere alla vostra proposta di caffè. Ne avete di tipi diversi, vorrei capire come scegliere”.

Sì, abbiamo proposte diverse, comunque il nostro base, quello che proponiamo al banco, incontra i gusti di molti perché è dolce. Vuoi quello?

Mi arrendo, prendo il base perché non mi è stato spiegato nulla e quindi non posso chiedere altro, ma sarei stata disposta a spendere il doppio e anche il triplo se solo il barista mi avesse fatto capire che stavo bevendo qualcosa di grande qualità e valore.

Cosa emerge dalla mia esperienza? Innanzitutto, che si conosce troppo poco il caffè per sceglierlo come si farebbe con una bottiglia di vino. E questa è una mia mancanza, ma temo lo sia della maggior parte dei clienti delle caffetterie, anche quelle specializzate. Il secondo aspetto è che se il caffè non viene spiegato e raccontato, i consumatori non saranno mai in grado di entrare e chiedere un caffè XY semplicemente perché non lo conoscono, a meno che arrivino già esperti. La terza è che la passione e la conoscenza del barista sono fondamentali e si ripercuotono sulle scelte della clientela. Io in quella caffetteria non sono più tornata. Hanno perso una cliente interessata a cui avrebbero potuto vendere ben più di una tazzina di caffè da 1,50 euro.

Sono talmente convinta che dietro al caffè ci sia un mondo tutto da scoprire che il fatto che ci siano manifestazioni come The Milan Coffee Festival mi allarga il cuore. Finalmente se ne sente parlare con informazioni, dettagli, terroir, aromi. Tutte cose che siamo abituati a sentire quando si tratta di vino, di olio, di formaggi, di salumi, di tè, ma non parlando di caffè. E perché mai non si dovrebbe parlarne in questi termini dal momento che è una materia viva, un prodotto della natura trasformato dalla lavorazione dall’uomo? Le componenti che ne determinano la qualità sono tantissime, perché non spiegarle?

Al The Milan Coffee Festival se ne parla finalmente e lo si fa con persone che il caffè lo conoscono molto bene.

Si parla dell’importanza dell’acqua per il caffè… e meno male! Chi come me ama molto il tè sa quanto l’acqua faccia la differenza. Mi sono soffermata a parlarne nello stand Brita dove il discorso diventa chiaro anche grazie a degli assaggi che queste differenze le fanno percepire.

Si parla di caffè come ingrediente in cucina e nella mixology (ho bevuto un cocktail strepitoso a base di caffè, succo di passion fruit e menta nello stand Lavazza), ma anche di food pairing, di latte art (sapevate che la postura e come si impugna la lattiera sono determinati per la riuscita del disegno sul vostro cappuccino?), di alternative vegetali al latte grazie al vegan coffee bar di Alpro.

Si parla di torrefazione, di sostenibilità, di speciality coffee, di come le macchine per il caffè (e la loro pulizia) hanno un grosso impatto sul gusto del caffè, di macinazione, pressione, tecniche di estrazione degli aromi, di infusioni.

Nello spazio La Marzocco si alternano torrefattori indipendenti, locali e caffetterie milanesi che raccontano e fanno assaggiare il loro mondo (ho provato delle specialità di Hygge e i ravioli di Tipografia Alimentare, ma c’è davvero un universo da scoprire in quel pop-up, tanto che viene voglia di tornarci più e più volte).

Molto interessanti i dibattiti e i convegni nel LAB Lavazza dove si approfondiscono temi di grande importanza. Per me è stato illuminante il Roasters Pannel con Gianni Tratzi, Coffee Ambassador de La Marzocco, Paolo Scimone di His Majesty the Coffee, Francesco Sanapo di Ditta Artiginale, Carlos Bitencourt di Cafezal; Maurizio Valli di Bugan Coffee Lab, Stefano Maja di Cofficina, Alberto Trabatti di Torrefazione Caffè Penazzi (che ringrazio per la piacevole chiacchierata sul caffè avuta all’uscita dello Spazio Pelota).

In quell’occasione mi è stato detto da Francesco Sanapo che servono i giornalisti per raccontare l’universo caffè. Bene, allora facciamola insieme questa rivoluzione, uniamo le forze per raccontare il caffè come si deve, specialisti del caffè e specialisti della comunicazione, fianco a fianco, per far capire a tutti cos’è questo magnifico prodotto.

Concludo girando a chi legge l’invito che mi ha fatto Carles González, Coffee Competence Manager di Rancillio Group, a lamentarmi quando mi servono un caffè cattivo, solo in questo modo i consumatori possono fare la differenza e fare in modo che l’asticella si alzi. E’ vero, ci lamentiamo se il vino, un olio o un altro prodotto non sono buoni, ma non siamo abituati ad essere esigenti quando beviamo un caffè.

E allora che la rivoluzione abbia inizio e che i consumatori ne siano parte attiva: lamentatevi se il caffè non è di qualità e pretendete di saperne di più!

The Milan Coffee Festival – Spazio Pelota, via Palermo 10, Milano – 30 novembre, 1-2 dicembre – www.milancoffeefestival.com

(Foto: Pixabay)